A tutti voi…bentornati nella mia rubrica!!! Pronti per entrare nel meraviglioso mondo live di Miss Carey? Benone, perché stavolta cercherò di parlarvi quanto meglio posso di due performances mariahane d.o.c., entrambe dello stesso pezzo, la splendida IF IT'S OVER, per me il più bello in assoluto tra gli strepitosi singoli tratti da "Emotions", il secondo successo discografico di Mariah. Già ascoltare la versione originale del cd rende l'idea delle straordinarie doti vocali di cui questa ragazza di appena 21 anni è capace; è uno di quei pezzi che senti e dici: "sì, vabbè, ma dal vivo non ce la fa…" ed è quello che ho detto anch'io (lo ammetto…scetticissima!) dopo che ho ascoltato per la prima volta questa canzone. Ma credetemi, vedere, e ascoltare, anche una soltanto delle esibizioni di cui sto per raccontarvi, cambia le carte in gioco. Vediamo come.Inizio col parlarvi del live ai Grammy Awards del 1992, una delle interpretazioni migliori di questa canzone. C'è da dire che questa è una performance ridotta, nel senso che Mimi canta una versione abbreviata del pezzo, così come accade nel live unplugged per MTV, un'altra strepitosa esibizione di questa song, di cui però, ahimè, non vi parlerò in questa sede, soprattutto per non dilungarmi troppo…ma ve l'ho citata volentieri…così potete andare a curiosare ;-) Ai Grammy's lo scenario è quantomeno superbo: il rosso prevale sullo sfondo del palco, creando la tipica atmosfera soul -blues necessaria al pezzo. I coristi sono tantissimi (una trentina?!), disposti uno di fianco all'altro, su una sorta di scala che fa da corona al palco (ricordate il live di "When you believe" alla cerimonia degli Oscar?? Una cosa del tutto simile a quella…), al centro del quale è posizionata l'asta con l' "ambito" microfono. Si sentono le prime note morbide di IF IT'S OVER e, con l'eleganza di un abito lungo nero con tanto di vertiginoso spacco laterale, entra una disinvolta Mariah, con un lembo dello strascico in mano; l'entrata in scena sarebbe forse dovuta apparire più "felpata", "morbida", magari con una Mariah "ancheggiante" e "felina" nel muoversi, invece la cantante si dirige frettolosamente verso il microfono, forse in leggero ritardo da dietro le quinte, e comunque appena in tempo per arricchire l'introduzione della canzone con qualcuno dei suoi blasonati "ricamini" vocali. Lascia finalmente cadere l'orlo dell'abito, e inizia, come è suo solito fare, a gesticolare, quasi ad accompagnare il ritmo del pezzo. Arriva il primo piano della telecamera e scopriamo una Mariah estremamente curata in questo suo nuovo e raffinato "look alla Grammy awards", con tanto di parure…diciamo di diamanti…(credo se li potesse già permettere!!!) che sottolinea e mette in risalto la riccia chioma fluente; ma stavolta dà l'impressione di essere stranamente seria, composta, probabilmente perchè tesa e concentrata in questa sua performance di primo piano; poi per un attimo sembra a sua volta accorgersi del fatto che abbiamo "sgamato" questa sua "apprensione da Grammy's", e forse ecco perché ad un certo punto, inaspettatamente, ci fa cambiare idea con il più genuino dei suoi sorrisi; no, Mariah non è affatto intimidita dalla situazione: le due strofe iniziali sono belle, curate e precise: sembra un ottimo trampolino di lancio per la potenza vocale che servirà tra poco, nella parte finale… Purtroppo, come già spiegato, questa arriva presto, poiché non viene eseguita l'altra strofa dopo il primo ritornello; chissà poi perché, dato che Mariah è in ottime condizioni vocali, e ce lo conferma proprio al termine del pezzo, dove sembra prendere ancora più sicurezza delle sue potenzialità: esce fuori tutta la sua grinta nell'estrema potenza della sua voce, mentre il coro esplode in miliardi di brividi per tutti. Mariah ormai è lanciata, non la ferma più nessuno, può fare di tutto con la voce…e sicuramente anche lei l'ha capito, perché, giusto per farci vedere che nel cd è davvero lei che canta, senza ausili tecnologici o chissà che altro, ci ripropone, nel crescendo vocale, lo stesso whistle che ci aveva strabiliato nell'album version e che le altre volte dal vivo ovvierà con un qualche gorgheggio in voce piena (con questo aggettivo intendo riferirmi alla cosiddetta "voce in maschera", ovvero portata avanti in tutta la sua pienezza, e non fatta filtrare, come invece in questo caso, attraverso il caratteristico "fischio" o "sibilo" di cui Mimi è capace). Manco a dirlo, ma il finale è davvero un trionfo…quella voce sembra non esaurirsi mai, e nessuno vorrebbe che quei "ghirigori" vocali finissero o che lei se ne andasse dal palco…ma la canzone arriva a conclusione, Mariah sorride soddisfatta, con un'espressione della serie "1 a 0, palla al centro" e noi abbiamo ancora le orecchie che "fischiano" (ma nel senso buono e piacevole del termine) per la delizia di quei passaggi vocali, per la maestosità del coro imponente dietro di lei, nonchè per l'estrema bellezza della canzone. Mi ricordo come se fosse ieri invece la prima volta in cui ho avuto occasione di vedere, grazie a Internet e all'ADSL, (e quindi si tratta di pochissimi anni fa) il live di IF IT'S OVER al Saturday Night Live del 1991 e da quel giorno penso di poter dire che, insieme alla performance dei Grammy Awards, (che ho scoperto ancora più recentemente) questa sia diventata senza ombra di dubbio la mia esibizione preferita tra tutte quelle (e attenzione, sono tantissime!!!) che Mariah ha collezionato in sedici mitici anni di carriera. Non c'è niente da fare…è a dir poco sconvolgente vedere la facilità con cui un pezzo di questa portata viene magistralmente interpretato da questo "portento vocale" che è Mariah Carey, che, per l'occasione più "informale" (almeno rispetto ai Grammy Awards), indossa dei fuseaux neri con sopra un giubbottino corto di pelle stretto in vita, abbigliamento che, insieme alla cascata di riccioli castani che scendono da un lato della fronte in un ciuffo estremamente accattivante e sensuale, la rende più grintosa che mai, look adattissimo al tipo di performance che andrà a fare. All'inizio ci si può crogiolare in una serie di note basse, profonde, che vorremmo essere abituati a sentirle fare ancora più spesso: la voce è irresistibilmente calda e morbida e dà l'idea che Mimi abbia sempre cantato questo genere di canzone e che la sua voce sia nata solo per interpretare pezzi soul; poi va su, nel bridge, e lì sembra voler dirigere la sua voce con le mani, le quali sottolineano magistralmente, come se fossero quelle abili di un direttore d'orchestra, i vari passaggi del crescendo. E che crescendo. Sembra che la canzone voglia decollare, ma per lei è ancora troppo presto per strabiliare il suo pubblico, perché stavolta ha deciso di cantare IF IT'S OVER per intero. Ricomincia dunque con la strofa, e ci accorgiamo subito che l'arrangiamento musicale è stato re-inventato appositamente per questa seconda parte dell'esibizione, ed è a dir poco splendido; la nostra eroina "duetta" infatti con uno strepitoso sax che tra un verso della canzone e l'altro si lancia superbamente in irresistibili armonie soul - blues…e quando attacca il sax per la prima volta, lei sorride, piegando la testa di lato, quasi come per dire: "questa non ve l'aspettavate, vero? Sentite qua…". E infatti ha pienamente ragione di pensarlo, perché l'idea del sax è semplicemente perfetta e si sposa deliziosamente con il suo timbro vocale, tanto che si rimpiange il fatto che la versione studio non sia stata registrata così. Ma voi aspettate la parte finale…giusto? E anch'io l'aspettavo quando ho visto quell'esibizione per la prima volta; ero convinta che prima o poi avrei sentito qualcosa di imperfetto: che ne so…qualche nota calante, la minima stonatura, un passaggio sbagliato…ma, mano a mano che la canzone volgeva al termine, lei era sempre perfetta, sempre in voce, potentissima nella sua vocalità, graffiante nei punti giusti, arrabbiata quando il testo lo richiedeva, languida e morbida quando invece doveva essere così… Non mi pareva vero. Così come non mi è parso vero il finale, tutta quella sequenza di note prima in crescendo, che vanno a toccare un picco vocale altissimo, poi invece verso il basso, fino a chiudere il pezzo nel modo più magicamente blues che abbia mai sentito. Una curiosità: anche i suoi coristi, che le stanno di fianco, sogghignano, sghignazzano e probabilmente pensano: "come stavolta non l'ha mai cantata". E anche loro hanno ragione. Sarà stato quel particolare arrangiamento che ha "sconvolto" (in modo chiaramente positivo), nonchè "rinfrescato" e indubbiamente impreziosito la canzone…sarà stato il fatto che in questa occasione Mariah ha deciso di cantare il pezzo per intero…fatto sta che non credo affatto di esagerare dicendo che come questo live ce ne sono stati davvero pochissimi nella sua carriera. Incredibilmente perfetto. E il risultato è davvero da 10 e lode.