mercoledì 1 agosto 2007

Fly...to the sun

Una delle canzoni più intense di Mariah, un gioiello di ricami vocali appositamente studiati e finalizzati ad un unico scopo; quello di creare un’atmosfera quanto più “sospesa” e fascinosa, la quale si riveli in ogni modo indimenticabile all’orecchio di chi l’ascolta, anche seppur distrattamente. Signori e signore, a voi, BUTTERFLY.
Conosciamo bene il significato allegorico del titolo e siamo tutti al corrente di quello che per Mariah questa canzone possa aver rappresentato nel lontano 1997: una vera e propria rinascita, sia in campo privato (vedi la fine del matrimonio con Mottola), sia in quello lavorativo. Il pezzo tra l’altro dà il nome all’intero album, il quale ha il compito fondamentale di aver segnato una rottura definitiva col passato, di aver rappresentato una sorta di “morte” artistica di Mariah, al fine di spianarle il terreno verso nuovi sounds più spiccatamente R&B.
BUTTERFLY è sì ancora una ballata, ma si sente enormemente la differenza con quelle precedenti; suono più ricercato, cori magistralmente giustapposti, tecnica di canto praticamente nuova in più di metà canzone, il whispering, (che, parlando sempre di ballate, troviamo in una forma già matura solo accennato in “One sweet day” e poi maggiormente sviluppato nella splendida “Looking in”).
Mariah non ha cantato molte volte questa bellissima canzone, che è stata proposta soltanto durante le varie tappe del Butterfly Tour, nonché in due occasioni televisive, il Saturday Night Live e il David Letterman Show, entrambe targate 1997.
Vorrei dedicare questa mia recensione all’ultima esibizione citata, quella al David Letterman Show.
Per essere franchi, innanzitutto va detto che la canzone è abbassata di mezzo tono rispetto alla tonalità originale, oltre al fatto che viene inspiegabilmente mozzata sul finale, nella parte che a parer mio è semplicemente perfetta, quando esplode il coro e Mariah si lancia in acrobazie mozzafiato su quel “butterfly...fly into the sun...”. Peccato. Anche al SNL l’aveva accorciata. Chissà poi perchè...forse per tutte quelle modulazioni da capogiro? Forse per i fiati troppo lunghi da prendere? Forse. Chissà. Ma torniamo a noi, alla prima strofa della canzone.
Fin da subito si ha l’idea di quanto sia dispendioso cantare in whispering, (non solo è faticoso per Mariah; lo è per tutti!); il fiato, emesso in quantità eccessiva per dare alla voce quella “patina” così velata, sussurrata, oserei dire “sporcata”, (elemento caratteristico della tecnica del whispering), dicevo, il fiato, ovviamente, viene a mancare nelle frasi lunghe. Ora: avete presente i versi delle due strofe di BUTTERFLY? Già, indovinato: sono dannatamente lunghi...
La voce di Mariah ha lo stesso suono a cui siamo stati abituati dal cd, ma...quanta fatica...! Non sarà mica quel tubino nero che la fascia così stretta stretta a farle mancare il fiato???
Poveretta: cerca di spezzare quanto più è possibile ogni singola frase, in modo da riprendere fiato più volte all’interno di uno stesso verso. E ci riesce direi egregiamente, dato che riesce ad interpretare magnificamente il brano, fin dalla prima strofa. Anche il primo ritornello è in whispering (ricordate?) e comincia a creare, grazie anche alle talentuose voci delle coriste, quell’atmosfera di cui vi parlavo...
L’ultima parola del ritornello, manco a farlo apposta, è proprio “butterfly”, e Mariah sembra quasi aver fretta di pronunciare quella fatidica parola, per poi riprendere fiato prima dell’attacco della seconda strofa. Non posso saperlo (perchè dalle riprese fatte in studio non si vede), ma potrei giurare che quella è la prima (e non ultima) volta, durante l’esibizione, che Mariah si schiarisce la voce dopo aver “whisperato” (perdonatemi la traduzione maccheronica dall’inglese...).
Mimi è pronta per l’attacco della strofa successiva, che riesce ad essere a parer mio più sentita dell’altra e in assoluto superbamente eseguita. In mezzo a questa strofa c’è il secondo “schiarimento” di voce (si sente fin troppo bene quando, tra una parola e l’altra, Mariah gratta sulle corde)...’sto whispering ce la sta distruggendo!!! Ma lei non molla, e tira dritta come un fuso (si fa per dire...viste le decine di modulazione che vengono sciorinate in questi pochi secondi di durata della strofa): bellissimo quel “fly” che sovrasta il coro, il quale ha già dato avvio al ritornello.
Prima della fine di questo, vediamo Mariah inghiottire rapidamente almeno un paio di volte, quasi a mandar giù il groppo di saliva formato dal troppo whispering, dopodichè ci godiamo quell’esplosione di voce limpida e potente in quel famoso BUTTERFLY tutto “arricciolato” da cui prende vita lo splendido bridge che tutti conosciamo.
Con il primo apice del finale, “I will stand and say goodbye”, ci sciogliamo tutti come ghiaccioli da quella tensione fisica che condividevamo con la stessa Mariah; è davvero un bel momento, ma l’apice vero, l’apoteosi, è solo successivamente, quando con tutta la potenza che può, ci canta “to flyyyyyy” con un vortice di ghirigori infinitamente irresistibili (superbo quel “fly...to the sun”...e curioso quando, alla fine dell’acuto, sembra che guardi storto qualcuno lì in studio...forse Letterman???!!!).
Ma eccoci al momento di cui vi facevo accenno prima: quando canta “spread your wings and fly” (dopo di cui dovrebbe ripartire un’ulteriore serie di modulazioni su “butterfly...fly...into the sun”), la canzone viene interrotta e trascinata direttamente al finale. Bello comunque quel “fly” cantato in tonalità alta, a chiusa della volata.
E’ di nuovo il momento del whispering che, come sul cd, ha il compito di far da chiosa a questo capolavoro che è tale canzone.
Il finale è carico di magia: è un finale velato, morbido, dolce, vivo. Proprio come le ali di una farfalla.

giovedì 5 luglio 2007

Tu chiamale, se vuoi, EMOZIONI...

Durante questi mesi nei quali ha preso forma e si è sviluppata questa mia rubrica, qualcuno di voi avrà pensato che tra le canzoni prese da me in esame ne manca una davvero importante, forse la più “mariahana”, nonché sicuramente la più strabiliante dal punto di vista vocale; effettivamente, se pensi “Mariah”, inevitabilmente pensi anche “whistle”, quel curioso registro vocale che tanto assomiglia agli ultrasuoni emessi dal delfino (tra l’altro l’animale preferito di Mimi: ci sarà una qualche connessione??? Non è che Mariah li capisce ’sti delfini quando “parlano”??? Mah...); ora, ditemi, in quale pezzo risulta meglio rappresentato questo incredibile registro? Datemi una E, datemi una M...!!! Giusto: EMOTIONS, il primo elettrizzante singolo della seconda fatica realizzata in studio da miss Carey.
Una canzone infarcita di tutt’un po’: note basse, ghirigori sorprendenti, falsetti (correggo, “note in mezza voce”), voce piena e whistles; insomma, in questo pezzo Mariah dimostra di essere un portento vocale a tutti gli effetti, l’unica, l’inimitabile, la sola best selling female of all time.
Miss The voice ha cantato questa song dal vivo in tutte le salse, esibendo nella maggior parte dei casi una grande duttilità vocale ed interpretativa.
Voglio iniziare con il commentare, tra le tante, l’interpretazione di EMOTIONS durante l’Unplugged targata MTV del 1992: semplicemente disarmante. Ecco a voi i dettagli.
Per l’occasione l’intro della canzone è stato modificato: le note del piano e la superba voce dei coristi fanno da apripista ad una sorridente Mariah che ha scelto proprio EMOTIONS come primo brano della serata. L’inizio è più soul che mai e la voce di Mariah troppo perfetta per essere vera; le modulazioni si sprecano, la vocalità di Mimi è quantomeno accattivante e tutto sembra così scontato mano a mano che ascoltiamo quest’intro...eppure non lo è, affatto: dietro a questa “superba creatura” c’è l’abilità di una voce morbida, limpida ed avvolgente. Non possiamo far altro che farci guidare all’inizio vero e proprio del brano, così come lo abbiamo sentito e risentito sul cd...e partono le note di “I feel good...I feel nice...”. Con quel suo giubbino nero corto che le dona un non so che di vagamente aggressivo, in puro stile “Fonzie’s girlfriend”, e quel sorriso smagliante sempre stampato sulle labbra al quale fanno da cornice dei ribelli e lunghi capelli castani, ci trascina nel vorticoso incedere di EMOTIONS, fino al primo ritornello e al primo whistle su “inside”. Perfetto. Così come la seconda volta, quando le viene in modo praticamente irricantabile il famoso “ricciolino” sul secondo “inside”; tra acuti inventati sul momento e pericolose (non per lei, sia chiaro...) acrobazie vocali, arriviamo col batticuore al finale, innamorandoci di ogni fraseggio di questa canzone che, diciamoci la verità, non è molto di più, se presa in sè e per sè, di una canzoncina pop...
Dicevo: arriviamo al finale: whistles perfetti nelle scale finali e, dulcis in fundo, una chiusa blueseggiante totalmente nuova e del tutto inaspettata, di una bellezza e precisione tali da farci fiondare immediatamente sul tasto REW del telecomando del lettore DVD (io l’ho fatto subito...e neanche una volta sola!!!). 10 e lode con bacio accademico per questa esibizione incomparabile.
Non ha lo stesso intro della performances per l’MTV Unplugged, ma è ugualmente ben riuscita e straordinariamente interpretata l’esibizione all’Arsenio Hall del 1991: anche in questa circostanza Mariah, vestita di una maliziosa tutina rossa molto corta con tanto di spolverino in pendant, provvista di una voce assolutamente meno limpida e levigata, ma più “spigolosa” oserei dire, graffiante, aggressiva e più corposa, canta divinamente questa EMOTIONS che più che una canzone è davvero una “peripezia”. I whistles centrali, (ed in special modo quello del secondo “inside”), appaiono leggermente più sfiatati, un po’ arrochiti, decisamente meno squillanti, ma Mimi non sbaglia neanche in questa circostanza e, nonostante la voce possa dare vaghi accenni di cedimento, lei becca la nota giusta dritta come un fuso. Chicca della performance: alla fine, dopo le famose scale “whistlesiane”, due ulteriori “fischietti” (note allucinanti, ancora più alte delle precedenti) impreziosiscono magnificamente il pezzo. Che adesso sì che può finire.
Da sottolineare anche l’esibizione sicuramente più anomala; attenzione, non ho detto “la più bella”, soltanto la più particolare, la più “rivista e corretta”, quella che fin da subito ha catturato la mia attenzione nonché la mia curiosità di cantante; certamente la ricorderete: quella a Top of the Pops, nel lontano 1992. Mariah è praticamente afona quel giorno, lo si sente fin troppo bene, ma, chissà perché, DEVE cantare live (strano, visto che oggi uno che canti live a Top of the Pops non lo trovi neppure col lanternino...;-))); ne esce un’esibizione quantomeno curiosa, in quanto Mimi canta
quasi l’intera canzone un’ottava sotto l’originale, mantenendo però intatte le note in whistle. Non so perché, ma quando l’ho sentita dare tutta se stessa e ho realizzato che anche in questa situazione, seppur apparentemente tragica, se l’era cavata egregiamente, grazie alle innumerevoli modulazioni e note basse delle quali comunque può sempre usufruire, ho rafforzato ancora di più l’idea che di Mariah ce n’è una sola. Purtroppo o per fortuna? Secondo me “per fortuna”: questo ce la rende ancora più speciale.

giovedì 31 maggio 2007

The best of Hero

Miei carissimi lettori, siamo giunti al nostro quinto appuntamento!!!
Devo dire che ogni mese per me è un vero dilemma dover scegliere tra le numerose performances della nostra beniamina...ma anche per questo mese la mia scelta l’ho fatta, e spero sia di vostro gradimento.
Parlerò di una ballad stra-conosciuta e davvero tanto amata, dal sound piuttosto commerciale anche se raffinato, dallo svolgimento semplice anche se ben studiato e “misurato”; personalmente posso con tutta tranquillità asserire che non si tratta di una delle canzoni di Mariah che preferisco in assoluto, eppure questo pezzo ha un indiscutibile carisma e un’intimità unica nel suo genere, oltre ad essere perfetto per essere lanciato come una delle hits più promettenti; avete capito, no? In questa “puntata” vi racconterò HERO, sezionata, analizzata, criticata (ed ammirata!) in alcune performances che trovo impeccabili da più punti di vista; quello che sto per fare è dunque un collage delle migliori interpretazioni di questo pezzo. Cominciamo.
Mariah ha cantato forse un miliardo di volte HERO, e in molte occasioni, specialmente in lives più recenti, si è lasciata andare ad interpretazioni nuove, diverse tra loro, “rinnovando” una canzone che ormai va per i 15 anni di età...
Fatto sta che, almeno a parer mio, le esibizioni migliori (soprattutto vocalmente parlando) sono quelle da ascrivere alla “prima infanzia” di questo brano.
Non si può non ricordare l’egregia interpretazione al Tokyo Dome, nel ’96, durante la quale la voce di Mariah va mano a mano a prendere forza nel corso dell’esibizione, fino ad arrivare ad una potenza davvero sorprendente; il concerto, non so se vi ricordate, è quello in cui Mimi è vestita come una Barbie, con quella gonnellona nera “modello mongolfiera” che certo non l’aiuta a soddisfare quel suo incessante desiderio di sembrare più alta di quello che è in realtà. Niente coro in quest’esibizione, purtroppo, niente “pompa magna”; solo la sua grandissima voce che esplode nel fin troppo famoso finale di HERO, e che poi si addolcisce infinitamente in tutti quei ricamini vocali che hanno il compito di regalare a noi valanghe di emozioni e a Mariah un applauso senza fine.
Il periodo è lo stesso, il ’96: siamo a Rotterdam però stavolta, e Mimi appare decisamente più sobria, meno “bambolona” e decisamente più chic, con una mise bicolore bianca e nera lunga e morbida che cade sulla sua figura slanciata.
Di questa versione di HERO è impressionante il finale: sembra quasi una rincorsa alla nota più alta e durante l’ascolto si ha la sensazione che Mariah possa sfoderare sempre più voce, sempre di più, fino a farci stordire. Quel “survive” finale è a dir poco “irricantabile”; è in assoluto l’acuto più incredibile che le abbiamo mai sentito fare nell’ambito di questa canzone, credetemi. Chi non avesse mai avuto modo di ascoltare questa versione, mi raccomando...anche se il file audio non è perfetto...correte subito su Youtube!!!
Ancora nel ’96, in occasione del Peace Officer’s Memorial Service, e questa volta, pensate, è presente anche l’allora marito Tommy Mottola: vestita a mo’ di “brava collegiale” (probabilmente per soddisfare gli ossessivi voleri del marito, che fintanto è durato il matrimonio le ha sempre imposto certe regole) Mariah canta in modo strepitoso, tra l’altro in condizioni acustiche precarie (in una giornata di maggio, all’aperto, con un vento piuttosto sostenuto che le fa continuamente svolazzare la frangetta); viene comunque fuori per davvero una delle migliori esibizioni in assoluto di questa canzone, potete crederci: Mariah mette tutta la sua grinta e la sua anima di cantautrice in un pezzo che in questa circostanza è dedicato ad una nobile causa e che riesce perfettamente a fare da sfondo all’occasione commemorativa (ricordiamo che HERO verrà cantata da Mimi anche nel settembre 2001 in occasione della commemorazione delle vittime dell’11 settembre dello stesso anno).
E parlando ancora di HERO, come non soffermarsi, infine, sul concerto del Madison Square Garden, quello che riscuoteva il successo delle vendite dell’ultimo cd Daydream? Quella canzone in quel concerto cambia completamente faccia; diventa un pezzo gospel dei più emozionanti in assoluto, è semplicemente da pelle d’oca...
Mariah è perfetta su quel palco così maestoso, vestita di un semplice abito lungo blu che le lascia scoperte le spalle; deliziosa con quel visino acqua e sapone, canta con la facilità vocale che le è solita, regalando ampi e dolci sorrisi alla sua folla. Alle sue spalle c’è un coro da paura, formato non so da quante persone, uomini e donne, che propagano un’energia disarmante sull’inconfondibile finale che parte da quel “Lord knows...”; l’atmosfera è calda, le voci dei coristi s’innalzano fino al cielo, e in verità sembra che possano arrivare fino a Dio, dando finalmente un senso alle parole di Mariah, che mette una potenza vocale incredibile in questo finale da brivido.
In assoluto, quando penso ad HERO, penso ad un’immagine in particolare, “rubata” al Madison: quella di Mariah che, proprio sull’ultima nota della canzone, protende elegantemente le braccia, dopodiché in modo altrettanto delicato le adagia nuovamente lungo i fianchi, quasi a suggellare scenicamente la conclusione di questa splendida esibizione. Ed è standing ovation.

mercoledì 25 aprile 2007

La potenza di Vanishing

Un “ben ritrovati” a tutti quanti!
Di nuovo qui, nell’angolo dedicato alla splendida voce di Mimi, nonché ad alcune delle sue più superbe performances...
Stavolta tocca ad una canzone un po’ particolare, una di quelle poco commerciali ma molto intimistiche e quindi profondamente sentite: VANISHING.
Si tratta della quinta traccia del cd d’esordio “Mariah Carey”, e, a mio avviso, non è possibile comprendere la bellezza e la difficoltà intrise in questo pezzo finchè non si ha il piacere di poterlo ascoltare dal vivo; effettivamente la versione registrata in studio rende poco l’idea di quale sia l’intero potenziale di questa canzone, la quale appare più “statica” e parecchio meno incisiva che nelle versioni live. Versioni live che purtroppo sono soltanto due, entrambe del 1990: la performance al Tattoo e quella al Saturday Night Live.
Nessuna delle due potrebbe mai ricevere critiche o poco riscontro da parte di qualcuno che le ascolta separatamente e non con l’intenzione di paragonarle; ma se capita di ascoltarle entrambe e di fare un confronto fra queste, beh...è lecito, a parer mio, poter decretare una predilezione per la seconda, quella al SNL, dove Mariah ha veramente dato tutto e di più...
Un ancor giovane Patrick Swayze presenta Mariah, l’ospite della serata al Saturday Night Live show, dopodiché cambia l’inquadratura e cominciamo a sentire le prime note di un pianoforte, l’unico strumento che, come ben saprete, assieme alla voce dei coristi accompagna le performances vocali di Mariah.
Lei siede su uno sgabello, con una criniera riccia e folta da leonessa, avvolta da una sorta di tuta-calzamaglia nera di velluto molto attillata che rivela le forme ancora acerbe di questa ventenne che promette di farsi conoscere presto in tutto il mondo grazie alla sua incredibile voce.
Le primissime frasi della canzone ci danno subito l’idea di una Mariah Carey molto in forma, che sta bene di voce e che si trova a suo agio nonostante sia quella una delle sue prime apparizioni televisive; la voce ondeggia tra note medie e basse, restituendo calore e dolcezza con la sua musicalità; ogni frase è chiusa sapientemente, con appena un pizzico di vibrato, che ha il compito di sostenere la voce prima che riattacchi con un nuovo fraseggio.
Ad un tratto Mariah decide di alzarsi dallo sgabello, probabilmente per sottolineare il crescendo della canzone (nonchè, dico io, per usufruire al meglio delle sue capacità canore): allora sì che diventa un continuo imperversare di modulazioni che fanno a dir poco girare la testa, tutte su un registro vocale più alto di quello a cui finora il pezzo ci aveva abituati.
La voce è fluida, morbida, sicura, e c’è trasporto emozionale anche nei confronti di chi sente per la prima volta questa canzone senza a dir la verità capirci molto su quale sia il suo svolgimento logico (giusto per precisare: ho sentito dire da alcuni che Vanishing non ha né capo né coda...il che è una vera eresia, ma comprensibile se a dirlo sono persone abituate alla canzonetta pop basata su strofa-bridge-ritornello...).
E che dire poi di quel “vanishing” che imperversa quasi alla fine, quello in cui Mimi può sembrare addirittura un disco incantato sul “va” di “vanishing”, appunto, ma non senza un’infinita grazia e leggiadria vocale, per poi sfociare in quel bellissimo whistle finale, tutto pieno di ghirigori ognuno dei quali pare faccia a gara per riuscire ad andare più in alto lui degli altri; siamo davvero alla fine: gli ultimi acuti escono con una liberazione e una potenza vocale da far invidia alla migliore Aretha Franklin, e vengono fuori con notevole sapienza e maestria... Notate l’ultimo passaggio vocale della canzone, come muove le labbra Mariah su quella “eeeeeeee” continua del finale; è un modo per spostare l’affaticamento della voce dalle corde vocali, sulle quali si stava accumulando.
Appena miss Carey sente che la voce inizia un tantino a “grattare” (è davvero un’inezia, però...), sposta la posizione delle labbra in modo da accogliere meglio il suono in bocca, che infatti improvvisamente diventa pulito, limpido e fluido come non mai e può uscire alla guisa di un fiume in piena che oltrepassa il suo argine. Piccoli trucchi di una grande voce.

mercoledì 18 aprile 2007

Mariah, You and I(domenica 18 marzo 2007)



Salve a tutti, cari lambs! Sono di nuovo qua per farvi entrare nel fantastico mondo live di Mariah, e questa volta per parlarvi di una sua performance davvero speciale, visto che non si tratta di una delle tante canzoni scritte da Mimi, bensì di una cover di un pezzo davvero superlativo dell'incredibile Stevie Wonder: YOU AND I.Trattasi di una struggente ballata che la nostra Mariah certo non poteva lasciarsi sfuggire; infatti l'ha "acchiappata", se l'è tenuta ben stretta e ne ha fatta una versione molto intima, con un pizzico di stile "careyano", in occasione del tributo a mister Wonder al "BET Walk of fame", nell'ormai lontano 2001.Un giovanissimo Justin Timberlake ha l'onore di presentare sul palco "the number one selling female artist of all time", ed entra una Mariah Carey in perfetta forma, elegantissima, di nero vestita e visibilmente emozionata per quello che dirà al grande Stevie, il suo mito di sempre, il suo grande ispiratore, secondo lei "la più bella anima che esista al mondo", parole sue; lo ringrazia, gli confida il suo grande affetto per lui e, dopo un breve applauso che fa da cornice al primo piano di un orgoglioso Stevie Wonder, con un cenno della testa Mariah fa partire la musica.Inizia subito la strofa, dopo le poche note di introduzione di un pianoforte, e ci si accorge subito che la tonalità del pezzo è insolitamente bassa per la voce di Mariah; ma questo, a dir la verità, è un problema forse per noi, che non siamo abituati a sentir cantare così la nostra beniamina, e ci "fa strano" ascoltare quelle "note da baritono" che infarciscono buona parte della canzone. E' vero, non c'eravamo abituati, ma alle cose belle, si sa, si fa presto a farci l'abitudine; e questo è uno di quei casi; splendida la frase "we can conquer the world", dove la nota finale, davvero molto bassa, è sostenuta per un po' di tempo in modo pressocchè perfetto, senza fatica e senza troppo "sfiatamento" (che nelle note basse è davvero una cosa fuori luogo, molto brutta da sentire); chiude questa prima strofe la ripetizione, per ben tre volte, di "you and I": e qui non ci sono parole sufficientemente adatte, credo, per esprimere la dolcezza e l'intimità di questo momento, arricchite da un susseguirsi incessante di modulazioni vocali che incantano le decine di volti attenti in platea; è una voce calda, morbida, levigata eppure velata, dolce eppure sensuale, fragile eppure così intensa…Quando inizia la seconda strofa, sarà pure l'incedere della batteria che adesso decide di sostenere il piano e i coristi, fatto sta che si ha la sensazione che qualcosa stia per cambiare, e così è: l'intensità del timbro vocale aumenta decisamente, nonostante le ancor numerose note basse da portare a compimento, sempre ineccepibili, finché si arriva ad un punto di svolta, dato dal famoso "pizzico di stile careyano" di cui vi parlavo prima: un bellissimo whistle tutto pieno di ghirigori che dà lo slancio per una serie di modulazioni in voce piena in tonalità medio alta che portano sfogo alla canzone. Mariah è giunta al finale, ma vuole metterci tutta se stessa e far colpo su Stevie Wonder che l'ascolta soddisfatto in prima fila; il coro di voci che accompagnano la vocalist è davvero strepitoso e creano un'atmosfera quasi gospel; cresce la tensione all'interno del pezzo, il "bisogno" di arrivare ad un qualcosa di veramente inusitato e inaspettato; e ci siamo, e anche Stevie l'ha capito, poiché, inquadrato in lontananza dalla telecamera, lo vediamo già applaudire, immensamente grato, probabilmente, di aver potuto sentire la cover di uno dei suoi brani così ben fatta e personalizzata nel modo più intimo e delicato da una impeccabile Mariah. Così, nell'impetuoso e conturbante vortice di modulazioni vocali che portano a termine il pezzo,e che servono tra l'altro soltanto per ripetere più e più volte la semplice frase "You and I", ci perdiamo tutti, commossi, incantati da una voce senza tempo.

"If it's over" da 10 e lode (venerdi 09 febbraio 2007)

A tutti voi…bentornati nella mia rubrica!!! Pronti per entrare nel meraviglioso mondo live di Miss Carey? Benone, perché stavolta cercherò di parlarvi quanto meglio posso di due performances mariahane d.o.c., entrambe dello stesso pezzo, la splendida IF IT'S OVER, per me il più bello in assoluto tra gli strepitosi singoli tratti da "Emotions", il secondo successo discografico di Mariah. Già ascoltare la versione originale del cd rende l'idea delle straordinarie doti vocali di cui questa ragazza di appena 21 anni è capace; è uno di quei pezzi che senti e dici: "sì, vabbè, ma dal vivo non ce la fa…" ed è quello che ho detto anch'io (lo ammetto…scetticissima!) dopo che ho ascoltato per la prima volta questa canzone. Ma credetemi, vedere, e ascoltare, anche una soltanto delle esibizioni di cui sto per raccontarvi, cambia le carte in gioco. Vediamo come.Inizio col parlarvi del live ai Grammy Awards del 1992, una delle interpretazioni migliori di questa canzone. C'è da dire che questa è una performance ridotta, nel senso che Mimi canta una versione abbreviata del pezzo, così come accade nel live unplugged per MTV, un'altra strepitosa esibizione di questa song, di cui però, ahimè, non vi parlerò in questa sede, soprattutto per non dilungarmi troppo…ma ve l'ho citata volentieri…così potete andare a curiosare ;-) Ai Grammy's lo scenario è quantomeno superbo: il rosso prevale sullo sfondo del palco, creando la tipica atmosfera soul -blues necessaria al pezzo. I coristi sono tantissimi (una trentina?!), disposti uno di fianco all'altro, su una sorta di scala che fa da corona al palco (ricordate il live di "When you believe" alla cerimonia degli Oscar?? Una cosa del tutto simile a quella…), al centro del quale è posizionata l'asta con l' "ambito" microfono. Si sentono le prime note morbide di IF IT'S OVER e, con l'eleganza di un abito lungo nero con tanto di vertiginoso spacco laterale, entra una disinvolta Mariah, con un lembo dello strascico in mano; l'entrata in scena sarebbe forse dovuta apparire più "felpata", "morbida", magari con una Mariah "ancheggiante" e "felina" nel muoversi, invece la cantante si dirige frettolosamente verso il microfono, forse in leggero ritardo da dietro le quinte, e comunque appena in tempo per arricchire l'introduzione della canzone con qualcuno dei suoi blasonati "ricamini" vocali. Lascia finalmente cadere l'orlo dell'abito, e inizia, come è suo solito fare, a gesticolare, quasi ad accompagnare il ritmo del pezzo. Arriva il primo piano della telecamera e scopriamo una Mariah estremamente curata in questo suo nuovo e raffinato "look alla Grammy awards", con tanto di parure…diciamo di diamanti…(credo se li potesse già permettere!!!) che sottolinea e mette in risalto la riccia chioma fluente; ma stavolta dà l'impressione di essere stranamente seria, composta, probabilmente perchè tesa e concentrata in questa sua performance di primo piano; poi per un attimo sembra a sua volta accorgersi del fatto che abbiamo "sgamato" questa sua "apprensione da Grammy's", e forse ecco perché ad un certo punto, inaspettatamente, ci fa cambiare idea con il più genuino dei suoi sorrisi; no, Mariah non è affatto intimidita dalla situazione: le due strofe iniziali sono belle, curate e precise: sembra un ottimo trampolino di lancio per la potenza vocale che servirà tra poco, nella parte finale… Purtroppo, come già spiegato, questa arriva presto, poiché non viene eseguita l'altra strofa dopo il primo ritornello; chissà poi perché, dato che Mariah è in ottime condizioni vocali, e ce lo conferma proprio al termine del pezzo, dove sembra prendere ancora più sicurezza delle sue potenzialità: esce fuori tutta la sua grinta nell'estrema potenza della sua voce, mentre il coro esplode in miliardi di brividi per tutti. Mariah ormai è lanciata, non la ferma più nessuno, può fare di tutto con la voce…e sicuramente anche lei l'ha capito, perché, giusto per farci vedere che nel cd è davvero lei che canta, senza ausili tecnologici o chissà che altro, ci ripropone, nel crescendo vocale, lo stesso whistle che ci aveva strabiliato nell'album version e che le altre volte dal vivo ovvierà con un qualche gorgheggio in voce piena (con questo aggettivo intendo riferirmi alla cosiddetta "voce in maschera", ovvero portata avanti in tutta la sua pienezza, e non fatta filtrare, come invece in questo caso, attraverso il caratteristico "fischio" o "sibilo" di cui Mimi è capace). Manco a dirlo, ma il finale è davvero un trionfo…quella voce sembra non esaurirsi mai, e nessuno vorrebbe che quei "ghirigori" vocali finissero o che lei se ne andasse dal palco…ma la canzone arriva a conclusione, Mariah sorride soddisfatta, con un'espressione della serie "1 a 0, palla al centro" e noi abbiamo ancora le orecchie che "fischiano" (ma nel senso buono e piacevole del termine) per la delizia di quei passaggi vocali, per la maestosità del coro imponente dietro di lei, nonchè per l'estrema bellezza della canzone. Mi ricordo come se fosse ieri invece la prima volta in cui ho avuto occasione di vedere, grazie a Internet e all'ADSL, (e quindi si tratta di pochissimi anni fa) il live di IF IT'S OVER al Saturday Night Live del 1991 e da quel giorno penso di poter dire che, insieme alla performance dei Grammy Awards, (che ho scoperto ancora più recentemente) questa sia diventata senza ombra di dubbio la mia esibizione preferita tra tutte quelle (e attenzione, sono tantissime!!!) che Mariah ha collezionato in sedici mitici anni di carriera. Non c'è niente da fare…è a dir poco sconvolgente vedere la facilità con cui un pezzo di questa portata viene magistralmente interpretato da questo "portento vocale" che è Mariah Carey, che, per l'occasione più "informale" (almeno rispetto ai Grammy Awards), indossa dei fuseaux neri con sopra un giubbottino corto di pelle stretto in vita, abbigliamento che, insieme alla cascata di riccioli castani che scendono da un lato della fronte in un ciuffo estremamente accattivante e sensuale, la rende più grintosa che mai, look adattissimo al tipo di performance che andrà a fare. All'inizio ci si può crogiolare in una serie di note basse, profonde, che vorremmo essere abituati a sentirle fare ancora più spesso: la voce è irresistibilmente calda e morbida e dà l'idea che Mimi abbia sempre cantato questo genere di canzone e che la sua voce sia nata solo per interpretare pezzi soul; poi va su, nel bridge, e lì sembra voler dirigere la sua voce con le mani, le quali sottolineano magistralmente, come se fossero quelle abili di un direttore d'orchestra, i vari passaggi del crescendo. E che crescendo. Sembra che la canzone voglia decollare, ma per lei è ancora troppo presto per strabiliare il suo pubblico, perché stavolta ha deciso di cantare IF IT'S OVER per intero. Ricomincia dunque con la strofa, e ci accorgiamo subito che l'arrangiamento musicale è stato re-inventato appositamente per questa seconda parte dell'esibizione, ed è a dir poco splendido; la nostra eroina "duetta" infatti con uno strepitoso sax che tra un verso della canzone e l'altro si lancia superbamente in irresistibili armonie soul - blues…e quando attacca il sax per la prima volta, lei sorride, piegando la testa di lato, quasi come per dire: "questa non ve l'aspettavate, vero? Sentite qua…". E infatti ha pienamente ragione di pensarlo, perché l'idea del sax è semplicemente perfetta e si sposa deliziosamente con il suo timbro vocale, tanto che si rimpiange il fatto che la versione studio non sia stata registrata così. Ma voi aspettate la parte finale…giusto? E anch'io l'aspettavo quando ho visto quell'esibizione per la prima volta; ero convinta che prima o poi avrei sentito qualcosa di imperfetto: che ne so…qualche nota calante, la minima stonatura, un passaggio sbagliato…ma, mano a mano che la canzone volgeva al termine, lei era sempre perfetta, sempre in voce, potentissima nella sua vocalità, graffiante nei punti giusti, arrabbiata quando il testo lo richiedeva, languida e morbida quando invece doveva essere così… Non mi pareva vero. Così come non mi è parso vero il finale, tutta quella sequenza di note prima in crescendo, che vanno a toccare un picco vocale altissimo, poi invece verso il basso, fino a chiudere il pezzo nel modo più magicamente blues che abbia mai sentito. Una curiosità: anche i suoi coristi, che le stanno di fianco, sogghignano, sghignazzano e probabilmente pensano: "come stavolta non l'ha mai cantata". E anche loro hanno ragione. Sarà stato quel particolare arrangiamento che ha "sconvolto" (in modo chiaramente positivo), nonchè "rinfrescato" e indubbiamente impreziosito la canzone…sarà stato il fatto che in questa occasione Mariah ha deciso di cantare il pezzo per intero…fatto sta che non credo affatto di esagerare dicendo che come questo live ce ne sono stati davvero pochissimi nella sua carriera. Incredibilmente perfetto. E il risultato è davvero da 10 e lode.

Due "Vision of love", due emozioni (venerdi 05 gennaio 2007)

Salve a tutti, fans di Mariah!Sono Alissa, e il mio compito, certo piacevolissimo, sarà quello di parlarvi, periodicamente, di alcune delle più strepitose performances della nostra beniamina. Così, chi ancora non conoscesse le strabilianti doti vocali ed interpretative di Mariah, potrebbe avere la possibilità di scoprire quel fantastico mondo fatto di voce piena, whispering e whistle register che è Mariah Carey. Tranquilli…approfondiremo i vari tecnicismi mano a mano che scopriremo le capacità vocali di Mimi e alcuni suoi splendidi lives.Per questo nostro primo "incontro", vorrei attenermi ad alcune esibizioni live della canzone capostipite di Mariah, il suo "first single ever", come spesso lei stessa sottolinea prima di cantarla ai suoi concerti; sto ovviamente parlando di VISION OF LOVE, che, come più volte Mimi ha ammesso, rimane il singolo che più le piace interpretare dal vivo. Questo pezzo, scritto da Mariah stessa quando ancora era sui banchi di scuola, (e pensare che io giocavo a filetto con la mia compagna di banco…) è uscito come primo singolo dell'album MARIAH CAREY, esattamente nel 1990 e, manco a dirlo, è stato da subito un vero tripudio, piazzandosi dritto alla numero 1 della Billboard americana.Questa song è un mix di sensualità, grinta e un immenso talento vocale ed interpretativo; Mariah sfodera note basse all'inizio del pezzo, per poi andare su con una facilità disarmante, in voce piena e potente. Vorrei concentrarmi su un paio di performances di questo bellissimo pezzo, che è stato cantato dal vivo almeno qualche centinaio di volte…Se non l'avete mai sentito, vi consiglio di gustarvi il live di VISION OF LOVE al Madison Square Garden…non che il resto del concerto sia da meno…anzi! Ma per il momento, ci dobbiamo occupare di questo pezzo (tanto ho la netta sensazione che ritorneremo a parlare del Madison…;-)).Dunque, innanzitutto vedete Mariah che canta e mentre lo fa, avvolta in quel suo elegante vestito blu…sorride. E' la cosa più bella di quel live. Voglio dire, sta cantando una canzone difficile, anche se per lei sicuramente non tra le più complicate, ma si vede che per lei quel pezzo è una passeggiata, le calza a pennello; sta sorridendo al pubblico, sorride ai coristi… Ti fa sembrare quella canzone talmente facile da cantare, che ti viene di andarle dietro, di provare a raggiungere le sue note…ma ben presto scopri che mentre lei sorride, tu sei viola per lo sforzo immane profuso… Beh, è meglio lasciar cantare lei, THE VOICE. La padronanza del palco, nonostante siano solo pochi anni che è famosa, è a dir poco sorprendente; le sue doti interpretative pure, perché è davvero eccezionale notare le sfumature della sua voce, quella voce che va su e giù, giù e su, che prima suona in tutta la sua pienezza e poi torna ad essere velata, dolce e "vulnerabile" (il famoso whispering…fantastico…); ci piace guardarla, mentre si fa tutto il palco avanti e indietro, col suo ditino in movimento che ogni tanto compare quasi a voler aiutare la voce a compiere tutte quelle note in così poco tempo, tra le urla dei fans in delirio.Ecco che la canzone comincia a prendere corpo, arriva il finale, che tutti si aspettano scoppiettante: Mariah non delude, e fa pure gli straordinari, raggiungendo nelle ultime volate note ancora più alte di quelle che ci saremmo aspettati, mentre poi arriva la parte clou, quella in cui Mariah si inventa sempre qualcosa di diverso, dove stavolta improvvisa una splendida scala verso il basso in whispering, per poi trionfare in un gran finale coi fiocchi. Uno vero spettacolo per le orecchie.



Non aggiungerei altro…vi vedo già con l'acquolina in bocca…Adesso passiamo ad una performance di VISION OF LOVE decisamente più recente: mi riferisco a quella al Bet Blueprint, nel 2005. Per chi ancora non avesse avuto il piacere di vederla, beh…non sapete cosa vi perdete… Innanzitutto si ha di fronte una Mimi "emancipata", che sta rinascendo sotto il successo, (che sarà consacrato di lì a poco), di THE EMANCIPATION OF MIMI, il suo ultimo lavoro. E' una Mariah più "robusta" fisicamente, ma in questa occasione molto elegante e comunque sempre piena di fascino: capelli liscissimi e biondissimi, nonché un audace abito nero fanno da cornice ad una voce che ha ancora tantissimo da dire nel mondo della discografia internazionale. Mariah quella sera canta divinamente la sua primissima canzone, e lo fa, a parer mio, come se fosse la prima volta. Ecco perché ho scelto di "raccontare"proprio questa performance di VISION OF LOVE, tra le tantissime. In questo live, Mimi riesce ad imprimere nel pezzo qualcosa di nuovo, e questo è un fatto addirittura incredibile, se pensiamo che la sta cantando ininterrottamente da 15 anni. La voce è cambiata; leggermente più roca, alcuni dicono "più matura", altri azzardano che si sia irrimediabilmente "sporcata", ma resta il fatto che si tratta comunque di una voce diversa, sicuramente non più limpida come una volta. Ma di emozioni ne dà ancora, tante: inizia la performance con un whistle a dir poco perfetto e del tutto inaspettato (il whistle è il cosiddetto "fischio", e costituisce un vero e proprio registro vocale, il "whistle register"); e poi, così come ai vecchi tempi, sorride e si diverte…è sicuramente diverso l'impatto per l'ascoltatore, che si trova di fronte una Mariah molto più grintosa di quella del Madison Square Garden, molto più consapevole delle proprie capacità interpretative, dettate da anni di intensa esperienza. Ma la vera chicca la si può gustare quasi alla fine dell'esibizione, quando Mariah decide di stupirci definitivamente, sfoderando alcune delle sue note più basse in assoluto…è l'apoteosi della performance, ancora prima di sentirla gorgheggiare in quel "beeee" finale tanto atteso, che stavolta non costituisce neppure la fine effettiva del pezzo, perché, quando meno te l'aspetti, si sa, Mimi ti tira fuori un whistle che ti lascia lì, quantomeno sbigottito; ed è esattamente quello che fa a conclusione della canzone…ed arrivano i brividi. Dite la verità…avrò pure chiacchierato tanto, ma un minimo di curiosità ve l'ho messa, no? Se è così, buona visione e buon ascolto, allora.Alla prossima, lambs…Bye!