Una delle canzoni più intense di Mariah, un gioiello di ricami vocali appositamente studiati e finalizzati ad un unico scopo; quello di creare un’atmosfera quanto più “sospesa” e fascinosa, la quale si riveli in ogni modo indimenticabile all’orecchio di chi l’ascolta, anche seppur distrattamente. Signori e signore, a voi, BUTTERFLY.Conosciamo bene il significato allegorico del titolo e siamo tutti al corrente di quello che per Mariah questa canzone possa aver rappresentato nel lontano 1997: una vera e propria rinascita, sia in campo privato (vedi la fine del matrimonio con Mottola), sia in quello lavorativo. Il pezzo tra l’altro dà il nome all’intero album, il quale ha il compito fondamentale di aver segnato una rottura definitiva col passato, di aver rappresentato una sorta di “morte” artistica di Mariah, al fine di spianarle il terreno verso nuovi sounds più spiccatamente R&B.
BUTTERFLY è sì ancora una ballata, ma si sente enormemente la differenza con quelle precedenti; suono più ricercato, cori magistralmente giustapposti, tecnica di canto praticamente nuova in più di metà canzone, il whispering, (che, parlando sempre di ballate, troviamo in una forma già matura solo accennato in “One sweet day” e poi maggiormente sviluppato nella splendida “Looking in”).
Mariah non ha cantato molte volte questa bellissima canzone, che è stata proposta soltanto durante le varie tappe del Butterfly Tour, nonché in due occasioni televisive, il Saturday Night Live e il David Letterman Show, entrambe targate 1997.
Vorrei dedicare questa mia recensione all’ultima esibizione citata, quella al David Letterman Show.
Per essere franchi, innanzitutto va detto che la canzone è abbassata di mezzo tono rispetto alla tonalità originale, oltre al fatto che viene inspiegabilmente mozzata sul finale, nella parte che a parer mio è semplicemente perfetta, quando esplode il coro e Mariah si lancia in acrobazie mozzafiato su quel “butterfly...fly into the sun...”. Peccato. Anche al SNL l’aveva accorciata. Chissà poi perchè...forse per tutte quelle modulazioni da capogiro? Forse per i fiati troppo lunghi da prendere? Forse. Chissà. Ma torniamo a noi, alla prima strofa della canzone.
Fin da subito si ha l’idea di quanto sia dispendioso cantare in whispering, (non solo è faticoso per Mariah; lo è per tutti!); il fiato, emesso in quantità eccessiva per dare alla voce quella “patina” così velata, sussurrata, oserei dire “sporcata”, (elemento caratteristico della tecnica del whispering), dicevo, il fiato, ovviamente, viene a mancare nelle frasi lunghe. Ora: avete presente i versi delle due strofe di BUTTERFLY? Già, indovinato: sono dannatamente lunghi...
La voce di Mariah ha lo stesso suono a cui siamo stati abituati dal cd, ma...quanta fatica...! Non sarà mica quel tubino nero che la fascia così stretta stretta a farle mancare il fiato???
Poveretta: cerca di spezzare quanto più è possibile ogni singola frase, in modo da riprendere fiato più volte all’interno di uno stesso verso. E ci riesce direi egregiamente, dato che riesce ad interpretare magnificamente il brano, fin dalla prima strofa. Anche il primo ritornello è in whispering (ricordate?) e comincia a creare, grazie anche alle talentuose voci delle coriste, quell’atmosfera di cui vi parlavo...
L’ultima parola del ritornello, manco a farlo apposta, è proprio “butterfly”, e Mariah sembra quasi aver fretta di pronunciare quella fatidica parola, per poi riprendere fiato prima dell’attacco della seconda strofa. Non posso saperlo (perchè dalle riprese fatte in studio non si vede), ma potrei giurare che quella è la prima (e non ultima) volta, durante l’esibizione, che Mariah si schiarisce la voce dopo aver “whisperato” (perdonatemi la traduzione maccheronica dall’inglese...).
Mimi è pronta per l’attacco della strofa successiva, che riesce ad essere a parer mio più sentita dell’altra e in assoluto superbamente eseguita. In mezzo a questa strofa c’è il secondo “schiarimento” di voce (si sente fin troppo bene quando, tra una parola e l’altra, Mariah gratta sulle corde)...’sto whispering ce la sta distruggendo!!! Ma lei non molla, e tira dritta come un fuso (si fa per dire...viste le decine di modulazione che vengono sciorinate in questi pochi secondi di durata della strofa): bellissimo quel “fly” che sovrasta il coro, il quale ha già dato avvio al ritornello.
Prima della fine di questo, vediamo Mariah inghiottire rapidamente almeno un paio di volte, quasi a mandar giù il groppo di saliva formato dal troppo whispering, dopodichè ci godiamo quell’esplosione di voce limpida e potente in quel famoso BUTTERFLY tutto “arricciolato” da cui prende vita lo splendido bridge che tutti conosciamo.
Con il primo apice del finale, “I will stand and say goodbye”, ci sciogliamo tutti come ghiaccioli da quella tensione fisica che condividevamo con la stessa Mariah; è davvero un bel momento, ma l’apice vero, l’apoteosi, è solo successivamente, quando con tutta la potenza che può, ci canta “to flyyyyyy” con un vortice di ghirigori infinitamente irresistibili (superbo quel “fly...to the sun”...e curioso quando, alla fine dell’acuto, sembra che guardi storto qualcuno lì in studio...forse Letterman???!!!).
Ma eccoci al momento di cui vi facevo accenno prima: quando canta “spread your wings and fly” (dopo di cui dovrebbe ripartire un’ulteriore serie di modulazioni su “butterfly...fly...into the sun”), la canzone viene interrotta e trascinata direttamente al finale. Bello comunque quel “fly” cantato in tonalità alta, a chiusa della volata.
E’ di nuovo il momento del whispering che, come sul cd, ha il compito di far da chiosa a questo capolavoro che è tale canzone.
Il finale è carico di magia: è un finale velato, morbido, dolce, vivo. Proprio come le ali di una farfalla.





